IL NASO! QUANTO E’ IMPORTANTE!

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sono le 20.20 del 27/02/2011

buona sera, oggi voglio prendere in considerazione proprio lui, il naso! quanta volte viene riproposto nel corso delle varie vicende?

andare a naso

avere buon naso negli affari

sentire puzza di bruciato

puzza e disgusto

profumo aroma

ficcare il naso negli affari altrui

distinguere a naso le varie personalità

e così via, di sicuro ce ne sono molte altre ma quello che conta è il suo vero valore come percezione ovvero olfatto

gli animali quando nascono usano il naso per riconoscere la madre, prima ancora di altri sensi

usano il naso per verificare la presenza di intrusi nel loro territorio, arivano a capirne anche le capacità fisiche

riconoscono la femmina in estro appunto con il naso

e così via, ci sarebbe da riempire pagine delle varie capacità dell’olfatto, e noi? non siamo molto dissimili dagli animali, anche il neonato sente a naso dove trovare la mammella, pure lui riconosce la madre con il naso prima che con la vista, quando arriva alla pubertà inizia a generare dei feromoni e a sentirne l’odore, anche se nessuno ci presta molta attenzione, con questo senso viene attratto dal sesso opposto, dicono sia una cosa istintiva, naturale, io penso ai miei E che se di segno opposto si attraggono mentre del medesimo segno si respingono, che poi il singolo generi o venga attratto da feromoni di solito a lui non pertinenti, beh questo è solo il risultato di una diversa miscelazione strutturale di suoi E! niente di trascendentale, noi facciamo un distinguo solo perchè usiamo una classificazione numerica, di percentuali, le cose potrebbero banissimo essere diverse se ad esempio le percentuali fossero 50 e 50.

forse non sapete che siamo anche in grado di sentire con il naso la presenza o l’arrivo di signora morte, forse perchè stà cessando l’emissione degli aromi vitali, d’altronde siamo energia ed ogni singolo elemento di essa è in grado di percepire ogni altro elemento, abbiate dunque cura del vostro naso e usatelo meglio, potreste scoprire e trovare dei vantaggi che nemmeno immaginate, beninteso che a capo di tutto ciò deve comunque esistere un cervello in grado di decodificare quanto percepito. buona serata ed inizio settimana, cgdg sono le 20.49 d.o.

ORDINE NEL CAOS OVVERO PERFETTA IMPERFEZIONE

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sono le 05.51 del 25/02/2011

buon giorno! stavo leggendo alcuni commenti sparsi in giro su blog e altri siti e ho pensato a come vedo la situazione, decisamente io sono una persona caotica, con l’abitudine di cercare di guardare le cose da tutti i lati alle volte faccio una gran confusione, ma…quando le cose ci sono, anche se rimescolate, ammucchiate, ingarbugliate, che uno lo voglia o no continuano ad esserci, prima o poi saltano fuori, così è anche con gli oggetti, io non ho quasi mai un posto ben preciso ma chissà perchè quando cerco nel mucchio trovo sempre quello che mi serve, alle volte mi prende il mal di pancia di fare ordine ed arriva il momento che, dopo aver tutto ordinato, non trovo più niente di ciò che mi serve! allora penso: è meglio una perfetta imperfezione o una imperfetta perfezione? ne primo caso tutto è “ordinatamente” in disordine, nel secondo….mmm….un grande ordine…disordinato! quindi concludendo….me ne resto nel mio caos! buona giornata cgdg sono le 06.05 d.o.

OTTIMO O PESSIMO?

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sono le 20.09 del 19/02/2011

buona sera, stavo guardando la data e ho notato che fra 3 mesi esatti ringiovanisco di 1 anno! (dicono che con la vecchiaia si torna bambini!) bene passiamo al sodo, leggo sempre con enoooooooooooooorme piacere i commenti che arrivano, in bene e in male, per ora sempre in bene!

devo fare una cosiderazione, l’unica cosa QUASI certa che c’è in me è la tendenza all’allegria, non manco di perfido realismo ma alla fine se fate bene attenzione porto la cosa in sottile ironia, se rido della morte ben più facile è ridere della, nella vita! ed è a questo punto che entra in campo amleto: pessimo ottimista oppure ottimo pessimista?

ci ho pensato e la scelta mi pare abbastanza ovvia, meglio ottimo pessimista! posso spiegare anche il perchè

pessimo ottimista = colui che pensa sempre che le cose vadano bene, ma quando tombola si fà un male dell’accidente perchè non aveva previsto rimedi!

ottimo pessimista = colui che vede sempre tutto nero, è sempre preparato al peggio, ma quando le cose vanno per il verso giusto prova soddisfazione, se invece vanno per il verso contrario è ben preparato a reagire!

lascio a voi ogni considerazione in merito, ma siate cauti nella gestione della vostra vita, è troppo breve per renderla inutile, buona domenica cgdg sono le 20.28 d.o.

MASSIME O QUASI

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sono le 01.10 del 16/02/2011

salve, il mondo è pieno di massime, proverbi, nuovi vecchi ed appena creati come ad esempio questa mia:

se nel tuo cammino perdi qualche amico, non ti crucciare! non è detto che tu abbia sbagliato, è quasi sempre perchè non lo era abbastanza da riuscirti a capire!

buona notte, cgdg sono le 01.14 d.o.

CHI CERCA TROVA E MAI DIRE MAI

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sono le 02.21 del 15/02/2011

salve! mai colpiti da stato depressivo, da disillusione? quanto può durare? un attimo, alcune ore, giorni, una vita? beh questo dipende esclusivamente da noi, il fatto che alcune energie negative confluiscano e generino tale stato sono appunto la conferma che si possono diradare e modificare, ricordate i vari granellini di sabbia che in un deserto servono a formare una duna, che possono essere gli stessi utili a formare una roccia, una statua? sono sempre e solo granellini, come io mi son chiesto come mai mi venissero alla mente idee di antichi filosofi, di come mi siano arrivati i loro pensieri? mi son chiesto, ma dopo la mia morte che me ne faccio di tutta questa fatica a scrivere, cose anche sconclusionate? mi torna subito alla mente la mia storia sulla vita, i famosi ciottoli che io lascerò sul tavolo e mi fa piacere pensare che qualcun altro li userà, visto? subito trovato il valido motivo per continuare ed è più che mai corretto il motto: mai dire mai! buon proseguimento, cgdg sono le 02.35 d.o.

P.S. dimenticavo! al momento attuale mi sento così! e credetemi, potrebbe essere moooolto peggio!

 

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PER CAPIRE

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sono le 20.50 del 12/02/2011

buona sera, per meglio far comprendere quanto scritto nel post precedente…successivo, son andato a ripescare quanto aveva scritto un amico in base ai miei racconti, della stesura di ciò io ero completamente all’oscuro e solo dopo mesi mi è stata recapitata il titolo era “AUTOCURA”

Sai, non so se dirti quello che mi è capitato perchè ho paura che tu mi prenda per pazzo…ma ieri ci ho pensato su tutto il giorno…insomma…
La scorsa notte mi è tornato l’acuto dolore al fegato e allo stomaco.
Di dolore ai visceri ne so qualcosa.
Come sai, dopo la mia ultima crisi acuta al pancreas sono stato ricoverato d’urgenza all’ospedale.
Con quella del pancreas me la sono vista brutta.
Insieme ai dolori è tornata la paura.
Questa volta però, si sono risvegliate in me delle forze – non so che altro termine usare – che non sapevo nemmeno di possedere.
Ma soprattutto non credevo che tali risorse, inervenute in mia difesa contro il dolore, potessero agire nel modo in cui lo hanno fatto e che ora cercherò di descrivere.
Devo riconoscere che non sono stato propriamente io a metterle in moto ma qualcosa in me di misterioso che ha dettato con precisione le fasi di questa complessa operazione. 
Ma andiamo per gradi.
Prima di tutto c’è stato un fortissimo dolore; poi la paura e la preoccupazione di dover ricominciare la via crucis del percorso ospedaliero: da qui è partito in modo spontaneo lo stratagemma che la mia immaginazione ha utilizzato per raggiungere la profondità nascosta dei miei organi interni al fine di risolvere la questione.
E qui comicia il bello.
Il mio cervello si è come sdoppiato, o meglio, la parte sinistra e quella destra hanno cominciato a lavorare in modo autonomo.
La parte sinistra ha mantenuto i consueti percorsi di pensieri e immagini legate alla mia vita quotidiana: con essa ho dunque continuato a pensare a ciò che di solito mi viene in mente prima di addormentarmi.
La parte destra, invece, si è messa in moto in modo sorprendente.
E’ come se un minuscolo occhio si fosse fatto largo all’interno del mio corpo e avesse raggiunto il posto da cui sentivo giungere il dolore.
Così ho potuto vedere una sorta di grosso insetto schifoso conficcato per metà dentro il mio fegato: un animale nero e indaffarato che cercava di penetrare più a fondo
Vedevo soltanto la sua parte posteriore… pelosa… e fornita di zampe, anch’esse pelose, i cui movimenti favorivano il suo spingersi dentro la mia carne dolorante.
Vincendo un’indicibile ribrezzo ho afferrato quella specie di zecca spaventosa ed enorme ed è iniziato il mio tentativo di tirarla fuori.
Ma la fatica che provavo nel cercare di tirarla fuori era quasi sovrumana.
Ogni centimetro conquistato mi costava uno sforzo tremendo.
Più mi prodigavo per disincarnarla e più il dolore sembrava acutizzarsi, come se la bestia si fosse attaccata con le fauci e le zampe anteriori in modo così tenace da lacerare i tessuti de mio fegato ad ogni strappo.
Grondavo sudore e temevo di non riuscire a liberarmene ma, a forza di fare, finalmente l’ho stanata.
E, una volta tolta di lì, non era più un insetto con zampe, peli, ecc… ma un ammasso nero,vivoe brulicante… ancor più repellente… che sentivo e sapevo di dover spszzare via.
Questa cosa viva la percepivo come una e molteplice nello stesso tempo.
Era inquietante ma non potevo mollare.
Il mio lavoro consisteva nel raschiarla via gettandola in un buco nero che si era aperto davanti a me e che sapevo di poter svuotare andando a orinare.
Ma per quanto mi dessi da fare a spingere e scaraventare nel buco quel cumulo vivo di sostanza immonda il mi sforzo sembrava inutile: avevo la sensazione che il mucchio formicolante tendesse ad aumentare piuttosto che diminuire.
Soltanto dopo molto tempo mi resi conto che il pullulare minaccioso di quella roba cominciava a calare e che la mia fatica non era spesa invano.
Nel frattempo però iniziavo a sentire distintamente un’altra fitta di dolore, questa allo stmaco, ed ebbi la certezza che era giunto il momento di andare a combattere anche là.
Adesso avrei dovuto lottare su due fronti.
Come fare?
In verità non me lo chiesi nemmeno e anche questa volta la risposta giunse spontanea e altrettanto impensata.
La parte destra del mio cervello si divise ulteriormente in due e, mentre una di tali frazioni continuava a occuparsi dell’animata porcheria in cui si era trasformato l’orrendo insetto inviando sul luogo le forze necessarie a spazzarla via, l’altra parte dirigeva un piccolo occhio verso la massa umida del mio stomaco.
Qui la scena che si presentava era diversa ma non meno allarmante.
C’era un fiume che scendeva verso il basso e, in mezzo ad esso, emergeva un grosso scoglio che divideva il corso d’acqua in due.
Era questo ostacolo l’origine del mio dolore.
Non chiedetemi come facevo a saperlo.
Sapevo soltanto, come prima, che dovevo rimuoverlo.
Provai dunque a spingere la roccia scura e viscida nella direzione del flusso ma senza risultato.
Come un grosso dente nero e dolorante il pietrone se ne stava lì piantato e non c’era verso di muoverlo.
Per scardinarlo avrei dovuto agire su più punti di esso, tutto intorno, esercitando la mia pressione su tutti i lati.
L’acqua iniziò quindi ad agitarsi e il fiume si trasformò in un vortice schiumoso che ruotava intorno alla maledetta roccia.
Di nuovo provavo una fatica immane, come se tutta quella forza dell’acqua fosse sottrata a me.
Intanto l’altra parte del mio cervello destro non cessava di lavorare per ripulire del tutto il mio fegato e lo faceva, ora, attraverso un piccolo esercito di spazzini a cui aveva impartito l’ordine di raggiungerlo con il compito di perseverare, senza indugio, nella bonifica… mentre il grosso delle mie energie era occupato altrove.
I soldati-spazzini stavano compiendo egregiamente il loro lavoro quando, sull’altro fronte, anche il masso dava segno di cedere.
Dapprima si nosse lentamente, poi cominciò a dondolare tra i flutti finchè non si spezzò in due e via via prese a rompersi in frammenti sempre più piccoli che ora l’acqua riusciva a portarsi via.
In questo modo è cessato il dolore allo stomaco.
Per quanto riguarda il dolore al fegato, il lavoro del mio piccolo esercito deve continuare tuttora, per tenerlo a bada, ma sono tranquillo perchè i minuscoli soldati-spazzini svolgono le operazioni di pulizia in modo eccellente e sono sicuro che riusciranno a mantenere l’ordine tra le pieghe dei miei organi.
credo che quanto scritto possa essere d’aiuto a comprendere come stanno le cose, buona notte cgdg sono le 20.56 d.o.

SE “IO” DICO…E’ PERCHE’

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sono le 01.11 del 12/02/2011

buona sera, ci risiamo! sapete certamente che quando affermo qualche cosa un nesso con la realtà certamente esiste (lasciamo un attimo da parte le mie considerazioni dulla realtà) solo che io, essendo un emerito signor nessuno e non portando a conferma di ciò che dico ricerche o studi ma solo elaborati del pensiero, devo avvalermi delle ricerche altrui che arrivano sempre puntualmente a conferma! ricordate come ho notato la possibilità di intervenire su alcune parti del mio corpo in caso di necessità? orbene leggete questo articolo appena da me trovato.

 
(Ronchi)
MILANO – Avete paura del dolore? Basta guardare il vostro corpo e la sensazione passa. O, almeno, si attenua. A dirlo, uno studio congiunto, condotto dagli scienziati dell’University College di Londra e dell’Università di Milano-Bicocca e finanziato dalla BBSRC (Biotechnology and Biological Science Research Council), che ha analizzato le relazioni fra le esperienze sensoriali come il tatto o il dolore, i movimenti e il modo in cui il cervello riesce a modificare azioni ed elaborazioni sensoriali basate sulla percezione del nostro corpo. Pubblicata sulla rivista Psychological Science, la ricerca si è basata su un esperimento sensoriale che ha coinvolto 18 volontari, di cui sono state studiate le reazioni al dolore scatenato dal contatto fra un oggetto caldo e la pelle della loro mano sinistra. Gradatamente, la temperatura della sonda termica posta sulla mano dei partecipanti al test veniva aumentata e i partecipanti all’esperimento dovevano premere un pedale non appena iniziavano a sentire dolore.

LO STUDIO – Si è così visto che se le persone riuscivano a vedere la loro mano attraverso uno specchio, la percezione del dolore era minore e il livello di sopportazione del calore di tre gradi superiore rispetto, invece, a quando la visione veniva oscurata da un blocco di legno e non si vedeva quindi la mano. «L’immagine che il cervello mostra del nostro corpo ha una forte correlazione sul livello del dolore – ha spiegato la dottoressa Flavia Mancini, fra gli autori dello studio – e anche il modo stesso in cui il nostro corpo viene rappresentato influenza la percezione del dolore». Nella seconda parte dell’esperimento, infatti, gli scienziati hanno usato una serie di specchi concavi e convessi per mostrare le immagini delle mani ingrandite o ridotte: nel primo caso, i volontari hanno tollerato un calore maggiore prima di avvertire dolore, mentre nel secondo la sopportazione del calore è stata minore rispetto a quando la mano veniva mostrata nelle sue dimensioni reali. Ciò ha suggerito agli studiosi la convinzione che l’idea del dolore scaturisca da alcune parti del cervello che rappresentano la dimensione del corpo.

INTERAZIONE – «Il nostro interesse si è focalizzato sul rapporto fra l’esperienza del dolore e la rappresentazione che il cervello fa del proprio corpo – ha detto il professor Patrick Haggard, collega londinese della ricercatrice italiana e co-autore della ricerca – e abbiamo dimostrato che esiste un’interessante interazione fra i sistemi visivi del cervello e quelli del dolore. Del resto, molte terapie psicologiche per combattere il dolore si focalizzano sullo stimolo doloroso, cambiando per esempio le aspettative o insegnando delle tecniche di distrazione. Ecco perché, quando un bambino va dal dottore per farsi togliere il sangue, dovrebbe evitare di guardare l’ago della siringa e concentrarsi, invece, sul suo braccio, così da sentire meno male».

 

Simona Marchetti
11 febbraio 2011
lascio a voi ogni considerazione in merito, sempre disponibile a chiarire eventuali dubbi vi saluto e vi auguro un discreto fine settimana, cgdg sono le 01.22 d.o.

SPULCIARE NEL PASSATO

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sono le 21.31 del 10/02/2011

buona sera, stavo dialogando con una conoscente sulla vivactà dei bambini e mi è venuto in mente di andare a vedere quanto avevo già scritto in proposito ai primordi del blog!

ricordi felici

oggi 02/06 /09 ore 22.28  ho provato a cambiare impostazione per trovare prima e meglio i vari argomenti.

il titolo già preannuncia il racconto, stavo vernicando una ringhiera e la mente spaziava per conto suo, tra le tante immagini e riflessioni, ricordiamo la velocità imparagonabile del pensiero, mi si è affacciato un piacevole ricordo dell’infanzia, ogni tanto mi si affaccia alla mente, dovrò essere un po’ prolisso per rendere l’atmosfera più nitida.

ambiente: salone dei giochi dei bambini dell’asilo FIAT, file di sedie occupate dai genitori e parenti, sul fondo, piccolo palco rialzato, a lato gruppo di bambini compreso il sottoscritto di cui alcuni in costume per rimarcare la tipologia delle poesie recitate.

occasione: recita per la fine dell’ultimo anno, prescolare, dei futuri alunni.

inizia la rappresentazione e a turno saliamo sul palco, recitiamo la poesia imparata a memoria, riceviamo gli applausi, salutiamo e ritorniamo al nostro posto.

ricordo bene che, al mio fianco avevo un bimbo con un grosso copricapo figurante un fungo, era rosso con dei pallini bianchi, io invece, non essendo molto specifica la mia recita, portavo un grembiulino a quadrettini bianchi e azzurri, abbottonato dietro, con il collettino bianco e calzavo un paio di solide scarpette con i lacci, di colore grigio chiaro, capelli perfettamente pettinati con la tradizionale riga, superdritta, a sinistra, insomma! tirato a lucido come una sella da corsa!

arriva il mio turno, salgo sul palco, saluto con un inchino mentre la maestra mi presenta e anuncia il titolo (che non ricordo) do così inizo alla mia recita.

sole caldo!…sole bello!…perchè togliere no vuoi?…quell’orribile mantello, che ci vela i raggi tuoi?…ogni viva creatura sente un brivido di gel…ogni faccia si fa scura, quando tu non splendi in ciel…non lo sai che tutti quanti…quando a lungo manchi tu…son nervosi, intolleranti e ci sgridano di piu?… ah…se il nostro mal ti duole…se a noi piccoli vuoi ben…torna!…torna! o dolce sole…torna a splendere seren!!!…. inchino, applausi e discesa dal palco: avanti il prossimo! il fungo!

la giornata proseguì poi con le tipiche fotoricordo singolari, la mia è ancora con me ed  in ottime condizioni! naturalmente in bianco e nero!

correva l’anno 1952 fine primavera inizio estate, per me un ricordo ancor vivo come se fosse di ieri! saluto e registro cgdg     

devo dire che non ero poi così male di aspetto, a parte il capoccione che sovrastava l’esile fisico! buona notte penso che in seguito proporrò ancora altre notizie, alcune……beh le leggerete in seguito! cgdg

MA UNA COSA NO!

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sono le 01.49 del 08/02/2011

salve, come avrete letto e spero forse capito, se uso la mente a tutto trovo una spiegazione, noi siamo soliti a cercarne una logica o almeno così definiamo quelle che ci piacciono e sono le più abituali, io cerco di andare oltre e considerare “tutte” le possibili spiegazioni, motivi, d’altronde niente si muove senza una direzione di provenienza e senza una ben precisa direzione di arrivo, capisco il buono, il cattivo, il ladro, il generoso, l’assassino, la madre, il prete pedofilo, al momento pure un primo ministro sessualmente ossessionato, la madre che si sacrifica per un figlio, quella che uccide il figlio, insomma a tutto riesco a trovare una causa, motivo, spiegazione! la cosa però provoca un movimento mentale talmente complesso che alle volte può ripercuotersi sulla condizione fisica, lo chiamano stress! tutto sommato però anche questo non è poi un gran male, quando arriva un attimo di calma riesci a gustare la pace, visto? anche quì le cose possono essere viste in positivo, una cosa però non mi è possibile capire e per questo motivo mi lascia perplesso, non genera alcuno stato di gioia o dolore, è solo un grande punto interrogativo senza risposta: “ma che cavolo ci sono venuto e ci stò a fare in questo buco di universo?”…………a voi non capita tale domanda? chissà se mai troverò una risposta! bah continuate il cammino e la sorte vi sia propizia cgdg sono le 02.14 d.o.

COME SI RIGIRA LA FRITTATA

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sono le 19.32 del 07/02/2011

buona sera! il titolo? sì è riferito a come si rigira l’interpretazione di alcune cose dette, il titolo di ieri sera non aveva niente a che vedere con il post……..tutto sommato non c’entrava un “cavolo!” e allora fin quì ci siamo e non era errato, ma andiamo oltre, scrivendo esprimevo un parere al “presente!” e quindi anche questa parola poteva starci, nel titolo! ho parlato, in un paragrafo, parlavo della comparsa dell’uomo sulla terra e quindi del “passato!” altro tassello, parola che entra nell’incastro, ho anche detto che non sarebbe mai giunto a destinazione, dunqe? “futuro!” e quindi la mia frittata si è mostrata cotta a puntino su entrambe i lati, comunque venga vista! buona digestione cgdg sono le 19.46 d.o.