NUOVO ANNO

sono le 18.27 del 30/12/09

buona sera, sono gli ultimi sgoccioli dell’anno in corso, cosa ci porterà il prossimo? …. niente di diverso! i ricchi saranno sempre più ricchi e i poveri saranno sempre più poveri! questo è purtroppo il concetto di umanità, prega per me e per gli altri ce ce n’è, sono imbottito di informazioni e consigli, dopo la consueta chiacchierata del mercoledì all’alter ego, ho pure partecipato a una picolissima parte di sonoro su quanto si sta realizzando, rcordate? polifemo, ora sono ancora indeciso da che parte iniziare appena si schiarirà l’orizzonte ve lo farò sapere, non metto ore e date, almeno per il momento a dopo cgdg 

ricchezza.jpgpovertà.jpg?

 

 

 

ho deciso!rimango in ambiente: rcchezza e povertà! anche perchè crnando e vedendo la televisione, mi son ricordato i alcune cose, cosa cercano i produttori televisivi? l’audience! quella che fa entrar denaro! e quale metodo migliore, tolti gli spettacoli per me insulsi, di una bella documentazione sulla fame nel mondo, con relativa raccolta fondi tramite associazione “onlus” credo si scrva così, e quindi, dopo aver attirato l’attenzione, una bella pubblicità di costosi alimenti per animali, dal profumo inebriante! ….come preferirei essere un misero (E) vagante in quei momenti, ripensandoci però……tutto/niente potrei essere dall’altra parte della barricata, se così è, così continuerà ad essere, con disppunto, un saluto e l’augurio di buon anno, per chi è dalla parte giusta…sbagliata…da qualsiasi parte sia! cgdg sono le 19.39 d.o.

IN CERCA DI CONFERME

 

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chi è nato prima?

 sono le 12.44 del 29/12/09

buon giorno, sono andato a cercare qualcosa di semplice per paragonare un certo filosofo, anassimandro, le cui valutazioni, usando la di allora conoscenza, sono risultate molto simili alle mie, purtroppo pur parlando filosoficamente si tende a portare tutto a livelli materiali, terreni, vedi gli antichi dei, ci si dimentica di “universo”, “infinito” che sono i fondamenti stessi, anch’io devo come già detto adattarmi a tale situazione, però tengo a ricordare che è in me presente la definizione “infinito” perchè ciò, in sintesi, vuol dire che tutti siamo parte e tutto di ciò, perchè dico parte e tutto? semplice, se così non fosse, non sarebbe “infinito” provate a pensarci e date un’occhiata a quanto ho trovato, non lo ritengo poi troppo lungo e pesante, vi auguro in anticipo buona lettura cgdg

Discepolo di Talete, Anassimandro nacque intorno al 610 a.C. e visse fino al 545 circa.
A differenza di Talete egli pose il principio di tutte le cose non nell’acqua, ma nell’apeiron, che in greco significa illimitato, o “infinito”.

Con ciò siamo ad una brusca rottura con la dottrina della ricerca di un elemento particolare da cui hanno origine tutti gli altri in quanto l’infinito non sarebbe propriamente un elemento, come l’acqua, o il fuoco, ma un’anteriore situazione di indifferenziazione, di mescolanza, probabilmente, di caos, contenente “in potentia” tutti gli elementi.

Secondo Anassimandro, pertanto, nessuna cosa soggetta a nascita, crescita e morte potrebbe essere principio o causa di ciò che esiste.
Se ne potrebbe quindi dedurre che perchè vi sia acqua, secondo Anassimandro, occorre che l’acqua stessa esca dall’infinito e cominci a determinarsi come acqua.

Il principio dell’acqua deve quindi porsi al di là del suo limite (peras), del tempo, dello stesso divenire.
Probabilmente fu questo il ragionamento che gli consentì di andare oltre Talete.
In sostanza Anassimandro introdusse una differenza tra il principio da cui le cose derivano e le cose stesse, le quali, per loro natura, sono tutte limitate e quindi non infinite.

Non solo: egli disse anche che tutto ciò che nasce e viene alla luce commette, in un certo senso, un atto di separazionem dall’infinito, che di per sè richiede un’espiazione, cioè il pagamento del fio.
In tal modo, infatti, sono da intendersi le parole del frammento rimastoci della sua opera Sulla Natura che ci è pervenuto attraverso la testimonianza di Simplicio (Phys,24,13;A 9)

“Inizio…ed elemento primordiale delle cose è l’infinito…da dove infatti gli esseri hanno origine, ivi hanno anche la distruzione secondo necessità: poichè essi pagano l’uno all’altro la pena e l’espiazione dell’ingiustizia secondo l’ordine del tempo.”

Per Anassimandro le cose “si fanno torto” reciprocamente in quanto, essendo finite, ognuna di esse non comprende nessuna delle altre e quindi ad esse si oppone.
Questa opposizione, che è basata sulla diversità di ogni cosa, non solo è dunque la causa del loro essere, o una delle cause, in quanto si suppone che qui Anassimandro intenda con causa anche una specie di causa “finale”, cioè il motivo in vista del quale ogni cosa tende a realizzare la propria differenza, ma anche causa delle loro distruzione, si suppone in quanto tale differenza non sia ammissibile oltre un dato limite.

Siamo pertanto in presenza di una concezione grandiosa ed ultima dell’esistenza, propriamente più metafisica che fisica in quanto esprimente una visione globale della realtà che, secondo gli studiosi di storia del pensiero, investiva anche la sfera delle vicende umane.

Non si deve infatti dimenticare che la nascita di colonie greche in Asia Minore fu anche dovuta a lotte civili nelle città di origine. Queste lotte furono causa della nascita di nuove realtà, ma furono anche causa delle crisi ricorrenti di quelle più vecchie.

Aristotele interpretò, diversamente da tutti gli altri, il pensiero di Anassimandro intorno all’apeiron.
Infatti sostenne che esso era un elemento, un principio materiale al pari dell’acqua di Talete.
Tuttavia egli attribuì anche ad Anassimandro il seguente ragionamento:

“ogni cosa o è principio o deriva da un principio; ma dell’infinito non c’è principio, perchè questo sarebbe un suo limite”.

Tra le molte testimonianze frammentarie su Anassimandro la più ignorata dagli studiosi, pare essere quella di tale Censorino, la quale se fosse attendibile, potrebbe in un certo senso sconvolgere la stessa genesi del concetto di evoluzionismo, oltre che l’ordinaria considerazione che si ha di Anassimandro come semplice teorizzatore dell’apeiron.
Dice infatti questo frammento:

Anassimandro di Mileto pensa che dall’acqua e dalla terra, sotto l’azione del calore, siano nati pesci o animali molto simili ai pesci, nel cui interno sarebbero cresciuti gli uomini, rimanendovi rinchiusi come dei feti fino all’epoca della pubertà; allora, rotto l’involucro, ne sarebbero usciti uomini e donne già capaci di nutrirsi”.
Censorino (4,7)

Sul fatto che il pensiero di Anassimandro non sia limitabile alla teorizzazione dell’apeiron e che questa stessa teorizzazione sia stata preceduta, accompagnata e seguita da importanti osservazioni dei processi naturali, sembrano concordare infatti molte testimonianze.
Per esempio sappiamo da Agamatero (Eratostene) che egli fu il primo che intraprese l’ardito tentativo di disegnare una carta geografica.
Un’altra fonte afferma che egli studiò equinozi e solstizi, inventò strumenti per misurare il tempo, ed infine stabilì che la terra doveva trovarsi nel mezzo dell’universo.
Un’altra ancora stabilisce che egli teorizzò che essa era simile ad un cilindro.
Da Cicerone sappiamo che egli fu in grado di prevedere un terremoto e di questo avvertì gli Spartani.
Il terremoto avvenne realmente.
Credo tutto ciò sia sufficiente, se credibile, per affermare che Anassimandro sia un “fisico” come tutti gli altri filosofi di scuola ionica e che giunse quindi alla sua teorizzazione non per intuizione “teologica” come i pensatori eleati, ma per induzione e deduzione, cioè seguendo un metodo razionale basato sulla ricerca e sull’osservazione prima e sull’organizzaizione dei dati poi.

Aristotele nei libri di Fisica introdusse una interessante disitnzione tra filosofi “fisici”.

“Nei fisici, invece, secondo quanto essi dicono, bisogna vedere due posizioni diverse: gli uni pongono un unico essere, un corpo, come sostrato (ed è o uno dei tre elementi o un altro, ma più denso del fuoco ma più sottile dell’aria) e pensano che da esso si generi tutto il resto per condensazione o rarefazione, dando luogo così alla molteplicità.
Ma la condensazione e la rarefazione sono dei contrari, appunto l’eccesso ed il difetto in generale, come il grande ed il piccolo di cui parla Platone; solo che per quest’ultimo costituiscono la metria e l’uno la forma, mentre per essi la materia è costituita dal sostrato, l’uno e i contrari sono invece le differenze e le forme.
Gli altri fisici sostengono invece che dall’uno si separano i contrari in esso già contenuti, come dice Anassimandro e tutti quelli che pongono l’uno e i molti, come Empedocle e Anassagora, perchè anche questi ultimi fanno uscire dalla mescolanza tutte le cose”.

(Phys. 187 a 12)

In base alla testimonianza raccolta da Simplicio anche Teofrasto, collaboratore di Aristotele, sottolineò la derivazione del pensiero di Anassagora da quello di Anassimandro, anche se, evidenziando l’intervento del nous, cioè di un intelletto cosmico, all’origine dell’uscita di tutte le cose dall’illimitato, egli diede un “senso” al gioco cosmico del divenire che altrimenti parrebbe, in Anassimandro, non privo di senso alcuno, ma sostanzialmente un inutile gioco del tipo che “gioco a fare se poi so che deve smettere e patire dolore e fatica?”.

La risposta in DeCoubertin e nel mitico inventore della prima Olimpiade in Grecia.

sono le 12.55 d.o.

 

E QUI’ VI FREGO! CONTINUANDO CON PLATONE

sono le 02.14 del 29/12/09

salve eccomi quì, ho continuato la mia ricerca, interessante anche se esula dai miei prsupposti, mi avevano dato delle indicazionni, domani dovrò sostenere un confronto con persone a conoscenza di certi fatti, non potevo almeno documentarmi ed ecco cosa ho trovato, molto interessante, almeno per me che ero all’oscuro di tali notizie

Platone e il mito della caverna

Un viaggio dall’oscurità verso la luce, cioè verso la verità, si pone veramente come uno dei messaggi più alti per l’uomo d’oggi.

Al centro della “Repubblica”, per l’esattezza nel libro VII, campeggia il mito della caverna, forse il più celebre dei miti platonici: un autentico affresco “sapienziale” e stilistico per la plasticità e l’intensità delle immagini che ci trasmette.
Data la lunghezza del mito in questione, ci limiteremo a sintetizzarne le parti di maggiore importanza e spessore.

Immaginiamo che degli uomini, fin da fanciulli, siano incatenati in una dimora sotterranea a forma di caverna, e, legati alle gambe e al collo, possano guardare solo di fronte a sé.

Immaginiamo inoltre, che appena fuori della caverna vi sia un muricciolo, dietro al quale si muovano altri uomini, da esso coperti, che portano sulle loro spalle statue e figure di pietra e di legno, raffiguranti tutti i generi delle cose.

Dietro questi uomini arde un grande fuoco, e, in alto, il sole. Gli uomini legati non possono vedere altro che le ombre delle statuette proiettate sul fondo della caverna e limitarsi a sentire l’eco delle voci che gli uomini dietro il muricciolo scambiano tra loro.

Per gli uomini legati, le ombre e l’eco costituiscono non l’apparenza, bensì la vera realtà, proprio perché hanno fatto esperienza solo di queste.

Supponiamo, però, che uno di questi uomini riesca a sciogliersi dai ceppi! Ebbene, prima riuscirebbe a vedere le statuette in “carne ed ossa” e, poi, tratto fuori della caverna e di là dal muro, dopo essersi abituato al gran bagliore della luce, vedrebbe le cose stesse e il sole, vera fonte d’ogni cosa visibile.

Il prigioniero liberato tornerà, allora, nella caverna per comunicare ai suoi compagni la verità, ma, vedendolo brancolare per il repentino passaggio dalla luce al buio, rischierà da essi di essere preso per folle, rischiando addirittura la vita.

Ecco allora il significato del mito: la verità non si dà in modo immediato, ma è frutto di un duro esercizio filosofico, che ci permette di passare dalle apparenze al vero essere; la liberazione e la “guarigione dai ceppi” implicano “un girare il collo” dalle tenebre alla luce, in altre parole un’autentica con-versione dell’anima capace di contemplare il sole, che, in Platone, simboleggia l’idea del Bene.

La filosofia come cambiamento totale della propria vita, finalizzata alla contemplazione del divino e alla ricerca del vero essere, non inteso come possesso egoistico ma come verità da comunicare agli altri, costituiscono, così, la chiave di volta di questo straordinario mito platonico.

Fabio Gabrielli

con questo penso di essere in grado di sostenere un confronto buona giornata cgdg sono le 02.24 d.o.

MASCHIO E FEMMINA NELLL’ANTICHITA’

sono le 18.23 del 28/12/09

buona sera, ho trovato una piccola ipotesi molto simpatica, vista ora, di platone, parla del genere umano, maschi, femmine, androgini, la sintesi mi è molto piaciuta e vorrei sottoporvela.

SINTESI
Qual è l’origine di Eros e la sua funzione? Perché l’uomo deve sempre cercare la sua metà?
Platone narra nel mito dell’Androgino, contenuto nel Simposio, il motivo della ricerca di una persona con cui stare tutta la vita.
Vi era infatti un tempo in cui esistevano tre generi: Maschio, Femmina e Androgino, che aveva entrambi i connotati. Aveva una forma rotonda, perfetta, quattro gambe e quattro braccia e due teste. La spiegazione per questi tre generi era che il maschio discendeva dal sole, la femmina dalla terra e l’androgino dalla luna, che partecipa sia all’Idea del sole che della luna. L’androgino era felice, poiché completo.
Ma Zeus e gli Dei erano gelosi della loro felicità, e si riunirono a consiglio: non potendo annientarli come avevano fatto con i giganti, né lasciarli vivere a quel modo, Zeus decise di spaccarli in due. Avrebbero camminato eretti, su due gambe.
Ma quando l’organismo umano fu diviso in due, ciascuna metà cercava la propria e cercavano di tornare di nuovo insieme. E quando una metà moriva e l’altra restava in vita, questa ne cercava un’altra simile. Ma morivano così di fame e accidia.
Zeus allora, impietositosi, trasferì i loro genitali sul davanti, così da costituire per loro mezzo il processo di procreazione. In questo modo una volta appagati gli uomini sarebbero tornati al lavoro, permettendo quindi la sopravvivenza.
Ognuno di noi così è una metà dell’uomo tagliato. O della donna tagliata.
(non ricordo da dove l’ho presa mi perdoni l’autore)

 

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Da Platone

 

devo proprio dire che, in quanto a fantasia, i nostri predecessori non avevano uguali! buona serata cgdg sono le 18.28 d.o.

continuo immantinente la cos è troppo affascinante!

ED ECCOVI UNA PARTE DEL TESTO DI PLATONE (BELLISSIMO)
E così evidentemente sin da quei tempi lontani in noi uomini è innato il desiderio d’amore gli uni per gli altri, per riformare l’unità della nostra antica natura, facendo di due esseri uno solo: così potrà guarire la natura dell’uomo. Dunque ciascuno di noi è una frazione dell’essere umano completo originario. Per ciascuna persona ne esiste dunque un’altra che le è complementare, perché quell’unico essere è stato tagliato in due, come le sogliole. E’ per questo che ciascuno è alla ricerca continua della sua parte complementare. Stando così le cose, tutti quei maschi che derivano da quel composto dei sessi che abbiamo chiamato ermafrodito si innamorano delle donne, e tra loro ci sono la maggior parte degli adulteri; nello stesso modo, le donne che si innamorano dei maschi e le adultere provengono da questa specie; ma le donne che derivano dall’essere completo di sesso femminile, ebbene queste non si interessano affatto dei maschi: la loro inclinazione le porta piuttosto verso le altre donne ed è da questa specie che derivano le lesbiche. I maschi, infine, che provengono da un uomo di sesso soltanto maschile cercano i maschi. Sin da giovani, poiché sono una frazione del maschio primitivo, si innamorano degli uomini e prendono piacere a stare con loro, tra le loro braccia. Si tratta dei migliori tra i bambini e i ragazzi, perché per natura sono più virili. Alcuni dicono, certo, che sono degli spudorati, ma è falso. Non si tratta infatti per niente di mancanza di pudore: no, è i loro ardore, la loro virilità, il loro valore che li spinge a cercare i loro simili. […]

Queste persone – ma lo stesso, per la verità, possiamo dire di chiunque – quando incontrano l’altra metà di se stesse da cui sono state separate, allora sono prese da una straordinaria emozione, colpite dal sentimento di amicizia che provano, dall’affinità con l’altra persona, se ne innamorano e non sanno più vivere senza di lei – per così dire – nemmeno un istante. E queste persone che passano la loro vita gli uni accanto agli altri non saprebbero nemmeno dirti cosa s’aspettano l’uno dall’altro. Non è possibile pensare che si tratti solo delle gioie dell’amore: non possiamo immaginare che l’attrazione sessuale sia la sola ragione della loro felicità e la sola forza che li spinge a vivere fianco a fianco. C’è qualcos’altro: evidentemente la loro anima cerca nell’altro qualcosa che non sa esprimere, ma che intuisce con immediatezza. Se, mentre sono insieme, Efesto si presentasse davanti a loro con i suoi strumenti di lavoro e chiedesse: “Che cosa volete l’uno dall’altro?”, e se, vedendoli in imbarazzo, domandasse ancora: “Il vostro desiderio non è forse di essere una sola persona, tanto quanto è possibile, in modo da non essere costretti a separarvi né di giorno né di notte? Se questo è il vostro desiderio, io posso ben unirvi e fondervi in un solo essere, in modo che da due non siate che uno solo e viviate entrambi come una persona sola. Anche dopo la vostra morte, laggiù nell’Ade, voi non sarete più due, ma uno, e la morte sarà comune. Ecco: è questo che desiderate? è questo che può rendervi felici?” A queste parole nessuno di loro – noi lo sappiamo – dirà di no e nessuno mostrerà di volere qualcos’altro.


Eccovi un video sul mito realizzato da Luca Minotti della IIIF del Liceo Scientifico “Brotzu” di Quartu sant’Elena

 

vi siete divertiti? qualcosa avete imparato? cgdg sono le18.56 d.o.

 

I PASSAGGI NEL TEMPO

sono le 14.50 del 28/12/09

buon giorno, fuori orario vero? riprendendo la mia concezione nulla/tutto che ho già spiegato, il tempo è anch’esso compreso in questa espressione, difatti se parliamo di TUTTO, non può esserne fuori, ivi inclusi passato-presente-futuro ciò porta a capire la contemporaneità degli eventi, ho anche accennato alle varie aperture tra tempi diversi, la possibilità di vedere un tempo futuro, che non necessariamente è la sequenza del nostro percorso temporale, anche solo per una infinita parte diverso, ciò farebbe presupporre che, in tempi diversi, ricordiamo sono infiniti, ognuno di noi abbia seguito percorsi diversi, sia stato prete, assassino, presidente di una repubblica, papa, poeta, pittore, ecc. ecc. ecc…. co la fantasia si è già limitatamente ipotizzata la possibilità di viaggiare in esso, direi meglio spostarsi, ed à dunque questo che secondo me avviene quando si è presenti a una profezia, a un presentimento, arrivo al punto….al raptus omicida, infatti quasi sempre, chi commette tali azioni, quando riprende la sua posizione temporale, non ricorda di averlo fatto, di come l’ha fatto e del perchè, il tempo che è intervenuto, il passaggio che si è creato, presumeva i motivi e gli effetti, si sono solo vrificati in un tempo diverso, riprenderò più vanti questi concetti, per ora vi do la buona giornata cgdg sono le 15.08 d.o.

PIANO PIANO

sono le22.52 del 27/12/09

buona sera, ho letto l’articolo che voglio sottoporvi, gli sienziati hanno bisogno di qualcosa di tangibile per lavorare, non riescono a seguire strade sconosciute con la soòa mente, a quanto pare con la scoperta della catena genetica, che perme non sono altro che agglomerati di (E), si sono accorti di alcuni loro comportamenti, insistono a ritenere i geni uno diverso dall’altro, non considerando assolutamente che essi siano tutti parenti, differenti solo nel comportamento, ma lasciamo perdere discussioni inutili e vediamo di capire qualche cosa, già si sono accorti delle diversità comportamentali ma cercano di dare un significato striminzito e poco efficace, boh le cose stanno così

NEW YORK – Un gruppo di ricercatori della Columbia University di New York, guidato dall’italiano Antonio Iavarone, ha scoperto due geni che innescano il processo di formazione di uno dei l tumore al cervello più aggressivi, il glioblastoma multiforme. Lo ha riportato il sito web della rivista «Nature». La ricerca apre nuove strade a possibili trattamenti del tumore. I due geni, C/Ebp e Stat3, responsabili della particolare aggressività dei glioblastomi, comandano la catena di reazione molecolari che attivano il tumore. Allo studio ha partecipato un altro ricercatore italiano, Andrea Califano, sempre della Columbia University. Prima di questo studio, non era chiaro perché il glioblastoma avesse un comportamento così aggressivo. «Adesso sappiamo che due geni – C/EBP e Stat3 – sono le “centraline di controllo” di questo tumore», dice Antonio Iavarone. «Quando attivati simultaneamente, questi due geni lavorano insieme attivando centinaia di altri geni che conferiscono direttamente alle cellule tumorali elevata aggressività ed invasività».

PROSPETTIVE – Le implicazioni di questo articolo potranno avere importanti ripercussioni sia sulla classificazione del rischio di recidiva per i pazienti affetti da glioblastoma multiforme, sia per le strategie terapeutiche future. Infatti, lo studio dimostra che la attivazione dei due geni nelle cellule del tumore identifica un gruppo di pazienti con una prognosi particolarmente infausta e una sopravvivenza inferiore a 140 settimane. Inoltre, la soppressione delle due «centraline di controllo» nei tumori umani riprodotti in animali da laboratorio modifica le cellule maligne riducendo fortemente la crescita del tumore e la capacità di infiltrazione. «Questo risultato indica che la soppressione simultanea di entrambi i geni che potrà essere ottenuta mediante combinazioni mirate di farmaci potrebbe rappresentare un approccio terapeutico efficace proprio per i pazienti affetti dalla forma più aggressiva del glioblastoma, per i quali non esistono al momento terapie efficaci» sottolinea Andrea Califano. È proprio su questa base che ai ricercatori della Columbia è stato recentemente conferito un importante e prestigioso finanziamento da parte dell’ ente federale della ricerca degli Stati Uniti per sviluppare questo tipo di nuovi farmaci mirati a contrastare l’ attività dei due geni principali.

BIOLOGIA DEI SISTEMI – I due geni sono stati scoperti attraverso un nuovo approccio di Biologia dei Sistemi. Per capire il problema risolto da questo studio, si possono immaginare i ricercatori in modo analogo a ingegneri urbanisti che cercano di ridurre la congestione del traffico senza una mappa precisa delle strade coinvolte dal blocco. Tali sforzi rimarranno sempre infruttuosi fino a che non sarà disponibile una mappa dettagliata della città. È solo attraverso questa mappa che gli ingorghi – e le possibili soluzioni del problema – si chiariranno. «Nell’ era post-genomica, noi scienziati cerchiamo pressapoco di risolvere lo stesso tipo di problema» dice Califano. «Il progetto-genoma ha fornito ai biologi una lista completa di nuovi geni, tutti quelli che esistono all’ interno della cellula umana. Quella che finora è mancata è stata la comprensione di come tutti questi geni funzionano in coordinamento tra loro per realizzare complessi circuiti molecolari che alla fine sono quelli che fanno funzionare le cellule. Anche i biologi avevano bisogno di una mappa della cellula. Anni e anni di esperimenti hanno svelato solo minimi aspetti del complesso circuito molecolare della cellula umana.

LA «MAPPA» – Il gruppo dei ricercatori della Columbia, che comprende fisici e biologi, è stato in grado di assemblare innanzitutto questo circuito molecolare nelle cellule di glioblastoma, e poi dimostrarne sperimentalmente la validità scientifica. Si è trattato di un percorso estremamente complesso e innovativo che ha utilizzato numerosi nuovi approcci presi in prestito per la prima volta da settori apparentemente molto distanti dalla biologia come la teoria informatica e la biologia computazionale. «Il fatto di avere a disposizione per la prima volta una tale mappa dettagliata dei network che operano nelle cellule di glioblastoma umano ci ha consentito di porci domande precise ma senza alcuna scelta preventiva per questo o quel gene e che ci hanno consentito di scoprire proprio quei geni responsabili delle caratteristiche più maligne di questi tumori» aggiunge Iavarone.

CENTRALINE DI CONTROLLO – Questa mappa, assemblata dal gruppo di ricercatori coordinato da Andrea Califano, ha consentito l’ identificazione delle due «centraline di controllo» della malignità dei tumori al cervello. Il lavoro sperimentale successivamente realizzato dal gruppo di ricercatori coordinato da Iavarone in cellule di glioblastoma umano e in animali da laboratorio ha confermato l’ accuratezza del circuito molecolare e l’ importanza dei due geni principali. Questa scoperta fornisce importanti informazioni per l’ individuazione di nuovi farmaci contro il glioblastoma e modifica profondamente il modo attraverso cui gli scienziati studieranno le malattie. «L’ identificazione di C/EBP e Stat3 come “centraline di controllo” della malignita’ del glioblastoma ci ha colto di sorpresa in quanto nessuno avrebbe mai potuto prevedere che questi geni funzionassero insieme nei tumori al cervello» , specifica Iavarone. Ed infatti, se avessero usato soltanto gli approcci biologici tradizionali, i ricercatori non avrebbero mai potuto ricostruire il ruolo così importante che essi hanno nel glioblastoma umano. Nel caso del glioblastoma analizzato nello studio, malgrado l’ attività dei due geni principali fosse molto simile in cellule normali e tumorali, l’ effetto combinato della loro attivazione nelle stesse cellule è in grado di produrre effetti estremamente gravi .

spero abbiate capito ciò che intendevo, vi lascio con la buona notte cgdg sono le 23.03 d.o.

 

27 dicembre 2009

LASSU’

sono le 00.20 del 27/12/09

salve! ho una suocera omai alla fine del percorso, quando ci lascerà andrà……lassù?….laggiù? me lo son chiesto più volte, in genere si dice lassù, ma, dico io! e se un povero essere era pieno di dolori, di reumatismi, non sarebbe meglio andasse laggiù? salire è faticoso, oppure meglio ancora restare nei paraggi, solo che son stati tolti dei parcheggi! il limbo non esiste più e nemmeno il purgatorio, a lei sarebbe stato comodissimo, visti i suoi problemi intestinali, che a quanto sembra, saranno causa del decesso, io dico: vada dove vuole si riunisca alla (E) ora per ENERGIA magari un giorno tornerà a tener compagnia o a far girare le scatole a qualcun altro buon fine anno cgdg sono le 00.29 d.o.

AUGURI!

sono le 04.12 del 25/12/09

AUGURI a tutti! a coloro che festeggiano la nascita del loro redentore, a coloro che festeggiano l’epifania, i re magi che, mesisi in viaggio per la nascita del bambinello, causa imorevisti ebbero un ritardo di 6 giorni, parlo delle persone frme negli aeroporti, nelle stazioni, sui treni fermi in mezzo alla campagna, che per solidarietà festeggeranno al freddo ed affamati, auguri anche a coloro che, senza nulla oggi ricordano volentieri quelli che hanno tutto, festeggiamo i buoni, che come tradizione vuole perdonano i loro nemici, e raccomandano agli altri di non seguire l’eempio ma di spaccar loro le ossa! festeggiamo pure i vegetariani, che evidentemente non sitireranno indietro nell’abbuffata ma desertificheranno, metaforicamente, gli orti! uguri anche a mia suocera che in questo momento si è ricordata e ci ha ricordato, di star molto male, auguri a tutti quelli cui sono antipatico ed anche agli oppositori, festeggiamo, mangiamo, pensado a che tipo di dieta iniziare poi, insomma FELICE (cosa vorrà dire?) NATALE A TUTTI! cgdg sono le 04.30 d.o.

BLA BLA BLA

sono le 02.24 del 24/12/09

salve! mi sveglio nel cuore della noote e in testa ho un gran brusio, saranno tutte le parole che vengono spese inutilmente, stpidamente, in questi giorni? scusate ma purtroppo forse anch’io faccio parte dei parlatori! pensiamo a questi, pensiamo a quelli, peniamo agli animali, all’acqua, a internet, al nucleare, ecc. ecc. magari bastasse solo pensarlo! purtroppo con le poche facoltà in campo, per ora, il solo pensiero non è sufficiente! prendiamo ad esempio: aiutare i poveri, non allontaniamoci troppo, per ora pensiamo ai nostri! ne avremo più che a sufficienza! non ho ancora sentito la minima iniziativa di qualche catena comerciale, supermercato, negozio, che abbia prospettato di regalare agli enti che operano nel settore assistenza agli sbandati, se vogliamo chiamare così coloro che no hanno nulla, i generi alimentari in surplus, di prossima scadenza, che verranno certamente buttati inutilmente e quindi sprecati, chissà perchè però, questa sembra la soluzione privilegiata, buttiamo! buttiamo! parliamo e parliamo, ma purtroppo non ci muoviamo! che delusione! auguri per domani cgdg sono le 02.35 d.o.

beh quacosa si è mosso, ma mi pare pochino! già superato ma meglio che niente e se ci si riprovassimo un po’ più in grande?

Banco alimentare, Lipari risponde alla grande !

Lipari- Per il quinto anno la Caritas ha organizzato nell’isola la giornata della colletta alimentare al supermercato centrale. Tutto oltre le più rosee previsioni: in un periodo di confusione e crisi come quello attuale, la generosità delle persone è stata immensa. La carità…